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An example / Un esempio
Nicole Chapon-CoustËre, Design Curator, Centre Georges Pompidou - MNAM/CCI, Paris


Alla soglia del XXI secolo, il design francese non ha pi˜ bisogno di cercare consensi internazionali. Sin dagli anni 90, vi Ë stato un grande cambiamento nella produzione dei segni quotidiani che ha creato una vera e propria rottura con il "decennio 80" segnato da molteplici sperimentazioni e da eccessi. Alla fine del XX secolo, si assiste alla nascita di nuovi talenti realisti, preoccupati dal produrre in modo pi˜ adeguato alla nuova definizione dello stile di vita, dello spazio domestico nel quale si Ë inserito Internet e il multimedia. Il paesaggio della creativitý si trasforma quindi e i designers si avvicinano maggiormente al mercato internazionale, in relazione con i nuovi comportamenti e modelli abitativi in evoluzione.

Di fronte all'immensa tavolozza di materiali legati spesso all'alta tecnologia, il designer reagisce: crea degli oggetti, dei mobili essenziali, introducendo di nuovo cosÏ un senso, non primo di poesia, e rendendo la tecnologia la pi˜ discreta possibile.
Nel 2001, ci troviamo senza dubbio all'ora della dematerializzazione, dell'immediatezza della comunicazione e si pone, di conseguenza, il problema della relazione al tempo, se non quello della scomparsa dell'oggetto.
BRANCO presenta allo Spazio "Q" alcune recenti creazioni di Dominique Mathieu, in occasione del Salone Internazionale del Mobile di Milano.

Designer francese, nato a Lione nel 1970, Dominique Mathieu Ë invitato a rappresentare la Francia in occasione della manifestazione ideata da Branco. Il suo lavoro si iscrive all'interno di una ricerca attorno all'oggetto della massima quotidianitý (lampade, recipienti) e dei mobili archetipi (sedia, tavolo...).

Dominique Mathieu produce della mobilia grafica, semplice, rigorosa ma anche a volte visivamente ingannevole? Infatti, quando crea il guÈridon "Le Clou" (1998, appartenente alle collezioni del FNAC e edito in serie limitata dalla galleria KrÈo di Parigi), Ë la materializzazione dell'ombra del tavolino in metallo dipinto che evoca l'assenza di una base d'appoggio. Il piano, colore arancione fluorescente, sembra in lievitazione e il trompe-l'oeil sconvolge la nostra percezione dell'oggetto nell'ambiente. La serie di sei tavolini bassi "post it" declina l'idea di un unico punto al suolo, soltanto i piani quadrati, in laminato bianco, si sovrappongono come calamiti e danno in questo modo stabilitý all'insieme.

Il boccale "H2O", realizzato nel 1998 per la mostra "Corps mobiles" al Carrousel del Louvre di Parigi, prodotto in plastica, anticipa una ricerca attorno all'accerchiamento di un volume e della forma metaforica dell'ansa che si declina in una serie di anelli circolari. La funzione "afferrare" si riduce all'essenziale, a un codice visivo e geometrico.

Il lampadario "Superdouille" (1998) Ë un "mutante". Estensione di uno standard, l'idea consiste in realtý nel trasformare un banale portalampada in vero e proprio abat-jour. Una delle tre parti che compongono il portalampada si prolunga per formare un riflettore.

Per quanto riguarda le lampade da notte "Less" e "Less 2" (2000 e 2001), si tratta di creare un pellicola elettro luminescente: metallo ricoperto di questa pellicola per la prima e la sola pellicola, curvata e mantenuta da una pinza, per la seconda. Tale tecnologia permette di conservare l'essenziale dell'oggetto, ossia di far luce.

All'infuori dei modelli di seduzione stabiliti, Dominique Mathieu Ë un designer che "mira all'essenziale": economia di materiale e innovazione, vocabolario di forme puro e nuova tecnologia nascosta nella materia, limpidezza delle linee e funzionalitý, Dominique Mathieu gioca a nascondino con il visibile e l'invisibile e s'interroga sull'oggetto spesso comprensibile attraverso la superficie. Quando la struttura fisica di un rivestimento quasi invisibile crea della luce, vi Ë un effetto di sorpresa senza alcun esercizio di stile. Che la ricerca della sparizione delle forme conosciute a vantaggio della funzione diventi forse stile?

Marielle e Dominique Mathieu, attualmente borsisti all'Accademia di Francia a Roma, Villa Medici, lavorano da un anno sulle modalitý di sparizione possibile dell'oggetto. Questo comune tema sarý materia di un volume realizzato da Prolog, gruppo di ricerca fondato nel 2001 da Marielle e Dominique Mathieu. La pubblicazione del volume, con i testi di Marielle e l'impaginazione di Prolog, Ë prevista per l'autunno 2001.

Nondimeno ciascuna proposta di Dominique Mathieu stimola il nostro immaginario e mette a confronto la forma e la funzione nell'universo dell'habitat. Autore di un design di percezione, di un design elementare, dice molto con poco e non tarderý a inserirsi nella produzione industriale e a far parte della scena internazionale.


On the threshold of the 21st century French design doesn't need to go looking for international approval anymore. Since the Nineties a major change in the production of everyday signs has created a real break with the excessive Eighties. At the end of the 20th century new, realistic talents have appeared, concerned with producing a new definition of lifestyle, of the domestic space that now contains Internet and multimedia connections. The creativity landscape is transformed and designers get closer to the international market, in touch with new behavior patterns and evolving residential models.

Faced with the amazing panoply of materials, often connected with high technology, the designer reacts: creating essential objects, putting a sense back into things, a poetic dimension, while making technology as discreet as possible.

In 2001 we are undoubtedly in the moment of dematerialization, of immediate communication, and as a result we are faced with the problem of the temporal existence, or even the disappearance, of the object.

BRANCO presents, at Spazio "Q", some recent creations by Dominique Mathieu, during the Salone Internazionale del Mobile of Milan.

A French designer, born in Lyon in 1970, Dominique Mathieu has been invited to represent France in the event created by Branco. His work involves research on everyday objects(lamps, bowls) and archetypal furniture (chairs, tables...).

Dominique Mathieu produces graphic, simple, rigorous but also visually deceptive things. When he created the guËridon "Le Clou" (1998, now in the FNAC collections and produced in limited edition by the KrËo Gallery of Paris), it was the materialization of the shadow of the painted table that evoked the absence of a support base. The top, in fluo orange, seems to levitate, and the illusion disrupts our perception of the object in space. The series of six low tables entitled "post it" works with the idea of a single point on the ground. Only the square tops, in white laminate, overlap like magnets to give stability to the whole.

The "H2O" tankard, made in 1998 for the exhibition "Corps mobiles" at the Carrousel de Louvre in Paris, produced in plastic, marks the beginning of research on the circling of a volume and the metaphorical form of the loop, in a series of circular rings. The function of "gripping" is reduced to its essence, a visual geometric code.

The pendant "Superdouille" (1998) is a "mutant". Extension of a standard, the idea is actually to transform a banal bulb housing into a real abat-jour . One of the three parts of the fixture is extended to form a reflector shade.

In the case of the nightlights "Less" and "Less 2" (2000 and 2001) the idea is to create an electroluminescent film: metal covered with the film in the former, and the film alone, curved and held by a clamp, in the latter. This technology makes it possible to preserve the essence of the object: it makes light.Far from conventional models of seduction, Dominique Mathieu is a designer who "aims at the essential": economy of material and innovation, vocabulary of pure form and new technology concealed by the material, clear lines and functional efficiency. Dominique Mathieu plays hide-and-seek with the visible and the invisible, investigating the nature of the object, often comprehensible only through surfaces. When the physical structure of an almost invisible covering creates light, a surprise effect happens without any exercises in style. Could the pursuit of the elimination of known forms in favor of function become a style in itself?

Marielle and Dominique Mathieu, now studying with grants at the Accademia di Francia in Rome, Villa Medici, have been working for one year on the modes of possible disappearance of the object. This theme will be addressed in a book realized by Prolog, the research group founded in 2001 by Marielle and Dominique Mathieu. Publication, with texts by Marielle and layout by Prolog, is planned for Fall 2001.

Every work by Dominique Mathieu stimulates our imagination and challenges the form-function relationship in the habitat. Creator of a design of perception, an elementary design, he says a lot with a little and will soon find his way into industrial production and onto the international scene.