Dalla sua costituzione nel novembre del 1991 per iniziativa di Roberto Lucca Taroni (artista visivo) e Silvia Fiorentino (architetto), Branco si é dedicato alla sperimentazione mai disgiunta da una forte motivazione teorica. Se consueta é l'elaborazione estetica, questo gruppo ha saputo abbinare alla formalizzazione un alto grado di ricerca concettuale. La recente mostra allestita alla galleria Inter-nos di Milano ha dato conto del peculiare itinerario compiuto da Branco. Architetti, designer, artisti e cineasti hanno "sfilato" per Branco, che attualmente é composto da Silvia Fiorentino e Roberto Lucca Taroni (direzione artistica), Lara Brivio, Andrea Manfredi, Daniele Landini, Simona Pedrazzi e Almudena Plaza.
In questi cinque febbrili anni essi hanno realizzato opere nel campo dell'architettura, degli interni, dei mobili, dei complementi d'arredo e dei gioielli. I loro lavori tuttavia si situano decisamente nell'ambito dell'arte, dato che fino ad oggi non si sono legati alla produzione industriale.
L'intero processo creativo, sempre interdisciplinare, si attua nello studio che a volte diventa officina dove i membri di Branco producono personalmente gli oggetti. Perciò adottano un'estetica della manualità, sacrificando la cura dei particolari sull'altare di una maggiore espressività.
Oltre alla sua annuale collezione di mobili, Branco ha aperto diversi fronti di ricerca, dalla collezione Branco-bambini, dedicata ai più piccoli, agli oggetti smontabili, gonfiabili e portatili, al progetto di autorealizzazione di una sala da gioco per un orfanotrofio. L'ultima collezione intitolata Climax Design e dedicata al filosofo recentemente scomparso Gilles Deleuze " vuole porsi come modulazione dei rapporti tra il corpo umano e l'ambiente mentre vengono modificati dalla tecnologia". Un'altra interessante esperienza é stata la mostra " Abitare i Sogni - Per un design corticale", una linea di mobili in cartone, cioccolato, legno e vetroresina progettata dal gruppo in collaborazione con i pazienti dell'ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano.
Una delle costanti di tutta l'opera di Branco é stata "la preoccupazione ecologica come parte fondamentale dell'azione di rinnovamento sia oggettuale che concettuale".
Non solo per l'uso di materiali riciclati, come bottiglie di vetro, metallo o cartone, ma per la particolare tipologia e modalità d'uso dei nuovi oggetti, ad esempio una collezione di gioielli realizzata con rifiuti, scarti di altri prodotti obsoleti a cui viene conferita nuova dignità e un valore duraturo.
Al di là della sua estetica finale, eclettica e volutamente dispersa, il lavoro di Branco costituisce uno dei pochi laboratori di ricerca in attività, in tempi in cui la preoccupazione pragmatica e commerciale lascia poco spazio alla sperimentazione. Buon compleanno e lunga vita alla ricerca di forme e soprattutto di nuove idee.
(tratto da DOMUS, n.789, gennaio1997)